ABBADIA DI SAN TOMMASO: LO “SCUDO BLU” PER PROTEGGERE MILLE ANNI DI STORIA
Venerdì 9 ottobre, nel 979° anniversario della morte di papa Clemente II, l’Abbadia di San Tommaso in Foglia ha ospitato la cerimonia di apposizione dello Scudo Blu, il contrassegno internazionale previsto dalla Convenzione dell’Aja del 1954 per la protezione dei beni culturali in caso di conflitto armato.
All’iniziativa hanno partecipato autorità civili, militari e religiose, rappresentanti della Croce Rossa Italiana e associazioni del territorio. Sono intervenuti Cristina Morenzetti, presidente della CRI Montelabbate Vallefoglia, don Enrico Giorgini, parroco di Montelabbate e Apsella, il sindaco Roberto Rossi e Rosaria Del Baldo Ruiti, presidente regionale della CRI Marche, insieme ad altri esponenti della Croce Rossa.
Nel suo intervento, il sindaco ha ripercorso le vicende storiche dell’Abbadia, sottolineando l’importanza di custodire il patrimonio culturale come responsabilità collettiva e impegno per la pace, affinché la memoria del passato possa essere trasmessa alle generazioni future. Ha inoltre ringraziato le istituzioni coinvolte e quanti si dedicano alla conservazione del complesso, con un pensiero particolare a don Zenaldo Del Vecchio, storico parroco dell’Abbadia.
La cerimonia è stata arricchita da suggestivi intermezzi musicali di arpa e handpan, le cui sonorità hanno risuonato tra le antiche arcate, creando un’atmosfera particolarmente evocativa. Per l’occasione è stata distribuita una cartolina celebrativa dedicata a papa Clemente II e all’Abbadia.
La giornata si è conclusa con un aperitivo offerto dalla delegazione locale della Croce Rossa Italiana sul sagrato.
Un ringraziamento alla Croce Rossa Italiana, alle autorità intervenute e alle associazioni locali per la partecipazione e la collaborazione nella riuscita dell’iniziativa.
Lo Scudo Blu, da oggi, non è soltanto un segno sulle mura dell’Abbadia, ma un richiamo rivolto a tutti, perchè custodire la memoria significa proteggere le radici della nostra identità e coltivare con ogni gesto del nostro quotidiano la pace.
Segue il discorso integrale del sindaco Roberto Rossi:
Buonasera a tutti.
Rivolgo il mio più cordiale saluto alle autorità civili, militari e religiose, ai rappresentanti della Croce Rossa Italiana, delle associazioni locali e a tutti i cittadini presenti a questo momento così significativo per la nostra comunità.
Desidero innanzitutto esprimere la mia gratitudine, assieme a quella dell’intera Amministrazione Comunale, a tutte le istituzioni che hanno reso possibile l’iniziativa di oggi: la Croce Rossa Italiana in primis, l’ANCI, l’Arcidiocesi di Pesaro e la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Provincia di Ancona e Pesaro-Urbino.
L’apposizione dello Scudo Blu all’Abbadia di San Tommaso in Foglia rappresenta molto più di un atto formale di riconoscimento e tutela, secondo quanto stabilito dalla Convenzione dell’Aja del 1954: è l’affermazione del valore di questo luogo e, al tempo stesso, l’assunzione di un preciso impegno per la sua conservazione e per la sua trasmissione alle generazioni future.
Questa chiesa, infatti, non è soltanto una pregevole testimonianza della storia architettonica e religiosa del nostro territorio, ma una presenza che, da quasi un millennio, accompagna le vicende e le trasformazioni politiche e sociali della nostra vallata.
Queste mura hanno conosciuto la vita della comunità monastica e quella di generazioni di uomini e donne: religiosi, viaggiatori, pellegrini, mendicanti, gente del popolo e uomini di potere. Nel corso dei secoli sono state testimoni della parte più nobile dell’uomo: della sua capacità di costruire, di amare, di instaurare relazioni, di prendersi cura delle cose e degli altri; ma anche della sua parte più oscura, quella della violenza, della sopraffazione e dell’odio.
Ricordiamo, a tal proposito, che più volte questa abbazia rischiò di soccombere a causa delle guerre. Nel novembre del 1443, alla vigilia della battaglia di Monteluro, Niccolò Piccinino accampò qui il proprio esercito. E pochi anni più tardi, quando il monastero venne soppresso, le lotte tra le signorie confinanti avevano ridotto l’edificio in una condizione di completa rovina, prossima alla sua definitiva scomparsa.
Cinque secoli più tardi, nel 1944, accadde qualcosa di analogo: questa parte della vallata fu nuovamente investita dalla furia della guerra e divenne teatro degli scontri per lo sfondamento della Linea Gotica. Tra la fine di agosto e i primi di settembre, queste colline e questa pianura furono attraversate da combattimenti durissimi. Il territorio circostante fu profondamente segnato dalla distruzione: casolari abbattuti, paesi devastati, la campagna trasfigurata dai combattimenti. Con il paesaggio fu sconvolta anche la vita delle persone, costrette ad abbandonare ogni bene per cercare rifugi di fortuna sulle colline circostanti.
L’Abbadia si trovò nel vortice di questi avvenimenti e, ancora una volta, riuscì a salvarsi. La memoria locale conserva, a questo proposito, il racconto secondo cui i militari tedeschi, che avevano stabilito il proprio comando nell’edificio adiacente, prima dello scontro chiesero di poter entrare nella chiesa e si raccolsero in preghiera nel luogo in cui, nel medioevo, si diceva avesse concluso la vita un papa tedesco.
Una memoria che oggi assume un significato particolare, perché ci troviamo qui proprio nell’anniversario della morte di quel pontefice. Un singolare intreccio della storia: a distanza di quasi dieci secoli, quel lontano 1047 torna così a legarsi al momento che stiamo vivendo.
Ricordare papa Clemente II in questa giornata significa dunque rendere omaggio a una figura che appartiene profondamente alla storia di questo monastero, ma anche riconoscere come l’Abbadia, nel corso dei secoli, sia stata parte di una vicenda più ampia, nella quale si sono incontrate persone, culture e avvenimenti che hanno attraversato non soltanto il nostro territorio, ma l’intera Europa.
La protezione del patrimonio culturale assume così un valore che va oltre la conservazione materiale di un monumento. Quando un edificio storico viene distrutto, infatti, non scompare soltanto una testimonianza architettonica: si interrompe un legame tra le generazioni, si perde una possibilità di comprendere il passato e si sottrae al futuro qualcosa che appartiene, in qualche misura, a tutti.
Per questo, accanto alle istituzioni, desidero rivolgere un pensiero di gratitudine anche a tutte quelle persone che, lontano dai riflettori, dedicano il proprio tempo e le proprie energie alla cura di questo luogo, contribuendo a mantenerlo vivo e a preservarne la presenza nel paesaggio e nella memoria della nostra comunità. Un pensiero particolare va anche a don Zenaldo Del Vecchio, storico parroco di questa abbadia, che ne accompagnò la rinascita dei tempi moderni, nutrendo per questo luogo un affetto smisurato. A tutti loro va il nostro grazie. Perché la tutela di un bene come questo vive soprattutto attraverso l’attenzione quotidiana di chi sente questo luogo come parte della propria storia e sceglie di averne cura.
Lo Scudo Blu che oggi apponiamo rappresenta, in questo senso, un segno concreto di attenzione, ma anche un impegno che non si esaurisce nella cerimonia odierna: l’impegno a continuare a conoscere, custodire e valorizzare questa Abbadia, affinché la sua vicenda possa essere compresa e trasmessa, e la sua presenza possa continuare a parlare alla comunità.
La nostra Costituzione, all’articolo 11, afferma solennemente che l’Italia ripudia la guerra. Il gesto di oggi si colloca pienamente nel solco di questo principio: perché proteggere la memoria significa anche credere nella pace e impedire che la violenza abbia l’ultima parola sulla storia.
Vorrei allora concludere tornando alla memoria di Papa Clemente e alle parole che egli tracciò, con la grafia malferma di chi è allo stremo delle proprie forze, nel suo ultimo scritto indirizzato all’abate di questa abbazia e ai suoi monaci: “Benevalete”. State bene!
Un saluto semplice, che a mille anni di distanza possiamo leggere come un augurio rivolto a noi tutti, alla nostra comunità, ma anche a questa stessa Abbadia: affinché queste mura possano continuare a testimoniare la civiltà che ci ha generati, una civiltà che abbiamo il dovere di alimentare e trasmettere alle generazioni future.
Grazie.
Roberto Rossi
Sindaco di Montelabbate
Abbadia di San Tommaso in Foglia, 9 ottobre 2026